Già nel 1945 Luigi Einaudi, famoso da editore, contraddiceva la formazione di un organo che avrebbe controllato chi avrebbe potuto diventare giornalista e chi invece no.
L’ha motivato con un pensiero abbastanza chiaro e fondato. Ognuno dovrebbe poter fare il giornalista, finché pensa di poter presentare nuove suo idee oppure se si sente in grado di poter presentare idee altrui in un modo migliore.
Proseguendo quest’idea diventa chiaro che un giornalista non possa essere giudicato da un altro, malgrado il secondo sia eletto membro dell’ordine. Egli non può decidere sulla dignità o indegnità del suo collega, poiché, causato dall’ambito di concorrenza in cui si trovano, l’uno vieterebbe sempre i capo lavori dell’altro avendo paura di essere superato dall’altro.
Anche in questi giorni, in cui la censura dei media italiani aumenta e man’mano la libertà di stampa si ritrova sempre più imbavagliato dalla legge, l’abolizione dell’ordine dei giornalisti diventa un tema più e più importante.

